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"Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire", Italo Calvino

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L'intramontabile, unico, irripetibile

Fedor Dostoevskij 
DELITTO E CASTIGO
Garzanti
 
Ogni libro che leggiamo (se è veramente un buon libro e soprattutto se è un classico) ci resta dentro e viene riletto più volte nel corso della vita. Questo ci sembra possa accadere in modo particolare per Delitto e castigo. Almeno, a noi è accaduto così.
Pietroburgo, seconda metà dell’Ottocento.
Una dovizia di caratteri umani: finanzieri e proletari, avvocati e usurai, nobili decaduti e studenti, prostitute e ubriachi.
Una schiera di personaggi: da Raskol’nikov – lo studente anarchico – a Sonia, da Pofirij Petrovic – il giudice psicologo – e Marmeladov – il consigliere titolare – a Svidrigailov, crudele, diabolico. Una molteplicità di temi: l’alcolismo, il degrado, le situazioni psicologiche difficili di cui Dostoevskij ci dà una sfaccettatura complessa e sconvolgente; dal sublime all’abiezione, dall’abulia e smemoratezza alla coscienza lucida di sé e del proprio agire.
“…Ricordò tutto, in un solo istante improvvisamente, ricordò tutto”: l’accetta luccicante trovata in portineria, la vecchia usuraia colpita a morte, il sangue… In non più di dieci pagine ci viene lucidamente descritto il delitto premeditato e nello stesso tempo non voluto, indice della complessità dell’animo umano.
Il vuoto, il buio, i conflitti tra idee e sentimenti hanno un’attrazione profonda in Raskol’nikov e costituiscono la tela su cui è costruito tutto il romanzo: gli aspetti demoniaci possono albergare nell’uomo, ma anche il riscatto, la nemesi.
Avendo tra le mani il Vangelo, dono di Sonia, in carcere il protagonista è cosciente che per lui sta incominciando una nuova storia, la storia del graduale rinnovarsi dell’uomo.
Questo vorremmo per coloro che, troppo sicuri di sé, trasformano le idee in sparatorie, distruzione e auto-distruzione, e che ci vengono presentati da un'interminabile vacua schiera di ripetitivi parlatori in tanti pletorici dibattiti televisivi insieme a tante "viste" e riviste.                                                                                                               
Serena Bianchi

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Storie di emancipazione

Betty Smith
UN ALBERO CRESCE A BROOKLYN
Neri Pozza, 2009
pp. 576, € 14,00 
 
Ancor oggi attuale e degno di nota questo romanzo della newyorkese Betty Smith (pseudonimo, 1886-1972), peraltro prolifica autrice di pezzi teatrali; pubblicato in America nel ’43 e ambientato agli inizi del Novecento, punta l’obiettivo sulla famiglia Nolan, irlandese di seconda generazione, e conquista il cuore di chi legge.
La primogenita Francie concentra in sé la voglia di riscattarsi dalla miseria e dalla sofferenza, compiendo un percorso molto articolato e a lieto fine. Nell’ambiente popoloso e folkloristico del quartiere di Brooklyn, dove la madre a 29 anni deve lavare i pavimenti per mantenere la famiglia compensando i precari guadagni del marito cameriere e ballerino troppo attaccato alla bottiglia, risaltano, nei tratti psicologici forti, la nonna e la zia Sissy (trasgressiva per il suo carattere “allegro” con gli uomini).
Il libro ha ancora molto da dire sui rapporti familiari, sul mondo del lavoro, sull’evoluzione psicologica dei ragazzi e della madre stessa, segnata troppo presto dalla vedovanza, sui problemi degli immigrati.
Ogni pagina sorprende il lettore adulto - forse piacerà più alle lettrici – per la ricchezza di dialoghi e di ritratti, di umanità e di desiderio di emancipazione, componendo un quadro d’epoca destinato a durare negli anni.
                                                                                                                    Modi Brida
  
  "C’è un albero che cresce a Brooklyn.
  Alcuni lo chiamano l’Albero del Cielo.
Non ha importanza dove cade il suo seme:
ne nasce un albero che lotta
 per raggiungere il cielo"



 

Dagli anni '50

Guribian Lagerkvist
BARABBA
Jaca Letteratura, 2014 (nuova edizione)
pp. 162, € 14

Riproposizione di un classico degli anni Cinquanta, affronta un tema caro a Lagerkvist (premio Nobel): l’eterna domanda sul significato della fede. L’occasione è la storia di un uomo la cui esistenza è garantita dalla crocefissione di Cristo. E’ libero, è vivo grazie al sacrificio di Qualcuno che è morto al suo posto. La sua è una storia drammatica: nato nell’abbandono, disprezzato perché malvivente e causa involontaria della condanna di un innocente, è legato ad esso da una strana e riottosa gratitudine, in fondo quell’uomo è l’unico ad aver fatto qualcosa per lui. E che cosa! Il comportamento di costui, che chiamano Maestro e che dicono figlio di Dio, una persona che gli sembra fragile e dimessa, lo sconvolge nel profondo, e lo riempie di interrogativi e di angoscia. E’ in una continua tensione tra la necessità di credere e lo scetticismo di chi ha visto solo ingiustizia, opportunismo e degradazione.
Gli è necessario sapere, e interroga chi lo ha conosciuto, i testimoni delle sue azioni miracolose, ma rimane sempre a un passo dalla verità. Personaggi simbolici, segni di una misera e piegata umanità, ma anche grandiosi martiri. L’intensa narrazione è metafora della presenza divina nell’uomo, ed è pertanto davvero coinvolgente.

                                                                                                                      Alessandra Compostella

Viene ripubblicata l'opera di Rigoni Stern

Mario Rigoni Stern 
ASPETTANDO L’ALBA
e altri racconti 
Einaudi, 2005  (nuova ediz 2008)
pp. 149,  € 13,50 
  
“I ricordi venivano avanti di dieci in dieci anni, ma fu su quell’inverno del 1944 che più a lungo mi soffermai”.
Tra memorialistica ed ecologia un altro libro di Mario Rigoni Stern. Diciannove racconti nella prosa sobria e intensa che caratterizza l’autore. Si tratta ancora una volta di tornare e ritornare a vicende più o meno lontane: c’è la prima guerra mondiale, in trincea, tra le montagne, c’è la seconda guerra mondiale, c’è il lager, ci sono gli amici di oggi e di un tempo; ci sono i concittadini come Jacopo da Ponte, pittore del ‘500, gli uomini dell’altopiano. Bassano assurge quasi a centro del mondo. E con la cittadina, l’altopiano e gli animali – tanti: la lepre nella neve e i caprioli; il cane fedele e “la Brenta”, la mula che portò in salvo tanti feriti nei giorni della ritirata sul Don.
Luoghi, volti, paesaggi di ieri e di oggi. Il passato è ancora presente e bruciante, rivissuto in particolare nei due capitoli dedicati a Primo Levi, il chimico-scrittore-amico di cui rievoca il noto esordio di uno dei libri: “Voi che vivete sicuri/ nelle vostre tiepide case/ voi che trovate tornando a sera/ il cibo caldo e visi amici/ meditate…”.
La realtà di allora, intrisa di sofferenze inumane, ancora torna, suscitando angoscia insieme ad un misterioso senso di stupore che l’amore alla natura sembra accompagnare ed aiutare. 
Serena Bianchi



 
 

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Emmuska  Orczy

LA  PRIMULA  ROSSA

Newton & Compton                   

pp. 224, sip
 

“Possibile mai che trovar non si possa/questa dannata Primula Rossa?”. Infatti, è proprio così: questo classico è ormai quasi introvabile. Invece varrebbe la pena rispolverarlo, richiederlo, regalarlo, consigliarlo, e non solo per l’intrico avventuroso della trama.

Un libro politicamente “scorrettissimo”, che nel primo capitolo descrive efficacemente il periodo post-rivoluzionario di Robespierre, contesto storico della vicenda; in queste pagine si capisce (meglio che in un testo di storia!) perché quel tempo sia stato denominato “Terrore”. Poco più avanti, l’autrice spezza una lancia in favore della vita reale a scapito della ricerca di evasione, in quanto Marguerite scopre che il suo disprezzato marito è in realtà proprio l’eroe che sognava. Non mancano suspence e colpi di scena, tanto che questo fu definito nientemeno che l’antesignano del genere spionaggio.

Qualcuno ha detto che i libri scritti da questo autore in seguito non siano all’altezza del primo. Allora, godiamoci il migliore!

Miriam Zucco