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megliounlibro

...quello che luccica!

Come funziona?

Il Book Counselling da 27 anni, ovvero da che è nata l'associazione, fa anche le stroncature dei libri che ritiene poco validi dal punto di vista estetico letterario ed educativo (settore ragazzi, ovvio). Esse arrivano solo ai nostri abbonati (su richiesta) e ovviamente rispecchiano la nostra linea editoriale che tende sin dall'inizio a cercare le perle, quei libri che valgono il nostro tempo e denaro. O che non lo valgono. E soprattutto ci dedichiamo ai bestseller, talora spinti da un'indecifrabile ondata di marketing che li valorizza senza merito.

Quando siamo partiti non esistevano i blog, nè i siti con le libere esperessioni di giudizio sui libri, che ora pullulano, perchè non esisteva il web. Per cui siamo stati i primi ad elaborare quest'idea. I lettori ci scrivono che apprezzano moltissimo questo servizio: ad esempio, per l'estate 2021 i nostri sconsigli faranno risparmiare 153 Euro. Anche così si muovono le preferenze del mercato delle idee.

Qualche esempio. L'aggiornamento arriva solo ai soci che ne facciano richiesta

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Meglio il silenzio

Maurizio Sbordoni
STAVO SOFFRENDO MA MI HAI INTERROTTO
San Paolo, 2013
pp. 306, € 14.00

Purtroppo questa è una storia vera di un figlio che viene a sapere – nel colmo della sua tranquilla vita di 40enne - che la madre ha un tumore. Racconta così, per cercare di sdrammatizzare, le visite e le chiacchierate con lei, nonché i loro dialoghi a casa e in ospedale. Con lo scrivere lui fotografa la sofferenza, o almeno ci prova. Ma non ci riesce bene. Lo stile forzatamente ed affettatamente ironico davvero non è gradevole. Porta ad innervosirsi invece che a partecipare o magari a pregare per loro.
Parte dalla convinzione che chi soffre deve scrivere - alla Leopardi - e in tal caso scriverà bene di sicuro. Ma si contraddice nei fatti, riempiendo anche la pagina di banalità e freddure.  Sarebbe stato meglio un silenzio colmo di significati.

Federico De Tois

Solo un prodotto...

Sara Rattaro
NON VOLARE VIA
Garzanti, 2013
pp. 264, € 18.00

Furbissima la strategia: presentarlo come storia della famiglia di un bambino autistico. In realtà è tutt’altro ma prima di capirlo uno ha già speso e soprattutto perso tempo dietro alle pagine. E’ vero, c’è un figlio autistico in questa famiglia, ma la tematica che prevale sul resto è l’impossibilità di stargli dietro. Il padre rifiuta la fatica della sofferenza e inizia a rifugiarsi nel suo primo amore, quello dell’adolescenza, andando a riesumare lei e combattendo invano contro se stesso. Alla fine, sì ve lo diciamo come va a finire, anche la moglie si va a cercare l’amante perché pare l’unica soluzione al problema e questo povero presunto protagonista non era il bambino, di cui poi si saprà sempre meno, ma il caos interiore e l’adolescenza non risolta di questi due coniugi. Ipocrisia del marketing.

Laura Prinetti

Esordire? non sufficit...

Marta Pastorino
IL PRIMO GESTO
Mondadori, 2013
pp. 186, € 17.00
Leggendo la trama sulla quarta di copertina, siamo inevitabilmente attratti da questo libro. Se però commettiamo l’errore di comprarlo, ci rendiamo conto che a volte un bravo editor riesce a venderci un testo mediocre facendolo passare come un capolavoro. È il caso de Il primo gesto che si presenta come un inno alla contraddizione: è, infatti, la storia di una giovane donna fastidiosamente confusa. Evidentemente non in grado di prendere una decisione nemmeno sul colore di un vestito, riesce però a rendersi protagonista di scelte radicali e avventate. La sua vita è contrassegnata da un immobilismo disarmante messo da parte solo in due occasioni: la sua fuga da casa e l’abbandono di suo figlio neonato per andare alla ricerca di un uomo che non ha mai conosciuto, ma che sente di dover cercare. È’ una figura contorta quella di Anna e il lettore si stanca di seguire i suoi ragionamenti senza senso già dopo la prima pagina. Come se non bastasse, l’autrice si sente in dovere di metterci al corrente di dettagli che avremmo preferito non conoscere: le descrizioni dei sintomi vari e delle difficoltà a trattenere gli stimoli naturali dopo il parto. Insomma, una storia banale con un finale, se è possibile, ancora meno sensato di tutto il resto.
Gaia Molinari

una ciofeca

Melissa Hill
UN REGALO DA TIFFANY
Newton Compton, 2011
pp. 268, € 8.50
Nel Natale newyorkese Ethan, un prof inglese vedovo e padre di una bimba di 8 anni, compra un prezioso anello da Tiffany per fare finalmente a Vanessa la fatidica proposta di matrimonio. Ma tutto va a rotoli perché nella concitazione di un incidente sulla Fifth Avenue avviene un improvvido scambio di pacchetti e l’anello finisce a Dublino, al dito della donna sbagliata. La caccia al tesoro per riavere il gioiello porterà Ethan a riflettere sui suoi desideri e farà emergere diverse verità nascoste da ciascuno dei personaggi. Parrebbe una lettura piacevole, invece è un romanzo noioso oltre ogni dire, una commediola che si può leggere una pagina sì e tre no, con uno spunto (l’anello e la ricerca) che potrebbe innescare un minimo di suspence sulla trama sentimentale, ma non si preoccupa minimamente di farlo. Non solo si sofferma ampiamente su tutti gli sviluppi, ma si ripete in continuazione, ricapitola, riassume come nemmeno una telenovela all’ora di pranzo. Il protagonista, che fa strage di cuori, è con tutta evidenza uno che si comporta in modo insensato. Anche se i personaggi sono in fondo portatori di valori positivi, il panorama morale è quello solito del medio film americano di buoni sentimenti. La scrittrice è irlandese, ma non respiriamo l’aria di Dublino, nè tantomeno quella di Londra o New York. Una penitenza. 
V.A.

Solo il titolo può piacere...

Brunonia Barry
LA LETTRICE BUGIARDA
Garzanti, 2010
pp. 392, € 11,90
“In un pizzo rotondo il punto di quiete si trova nel centro. Tutte le risposte emergono da lì. Nei pizzi di Ipswich invece il punto di quiete non è facile da trovare. La lettrice deve basarsi sul suo intuito. Nel punto di quiete passato, presente e futuro esistono simultaneamente, e il tempo così come lo conosciamo scompare”.
Nella comunità di Salem, dove è ambientata la vicenda, le donne vedono il futuro attraverso la lettura del pizzo. Anche la protagonista, Towner Whitney, è una “lettrice di pizzo” molto abile, forse fin troppo…ed è in fuga da un passato doloroso, fino a che la morte della nonna non richiede il suo ritorno nella casa dove ha vissuto l’adolescenza, ma… niente è come sembra.
La trama del romanzo è complicata e avvincente come i disegni del pizzo che le donne producono: si interrompe, riprende, cambia direzione per formare un disegno che solo alla fine apparirà chiaro.Fin qui le positività, ma il messaggio che traspare, neanche troppo velato, è che la salvezza si può trovare solo oltrepassando i confini del reale attraverso l’occulto, che diventa la guida delle scelte delle persone e infine la protagonista viene letteralmente salvata niente di meno che dal suicidio della nonna che, apparendole, le dice: “Io sono morta per te” … Abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi e il senso vero della vita piuttosto che perderci in pizzi e merletti!
Adriana Amorese

noto ma brutto

Janelle Brown
UNA FRAGILE PERFEZIONE
Garzanti, 2010
pp. 286, € 18,60
 
“A volte la vita cambia in un istante: un momento hai tutto quello che desideri, quello dopo non ti rimane niente…”. Così Janice perde tutto: l’amore del marito, l’alto tenore di vita e il rispetto degli esclusivi vicini.
Il titolo mal si accorda con quello che ci si aspetterebbe, ovvero il riscatto da tanto dolore attraverso un percorso, arduo, lungo ma capace di far risorgere dalle proprie ceneri una personalità più forte e consapevole. Invece ecco qua il solito cliché ormai declinato in varie salse: droga, perdita del lume della ragione, figlia adolescente che resta incinta e che “fortunatamente abortisce spontaneamente mentre si fa una nuotata in piscina”, figlia maggiorenne che si butta tra le braccia del giardiniere pusher della madre… e via discorrendo.
Qualcuno può dire agli autori che se anche non troviamo per forza gli ingredienti succitati, i libri, se sono buoni, li leggiamo lo stesso?
Michela Angelieri

discutibile, fa discutere (su temi attualissimi)

Charles Martin
DOVE FINISCE IL FIUME
Corbaccio, 2009
pp. 424, € 18,60
 
Ha una malattia incurabile. Le hanno dato pochi giorni di vita. Per questo lui, il grande amore che è diventato suo marito da 14 anni, decide di soddisfare il più grande dei suoi desideri: risalire il grande fiume, il Saint Mary. Per intero. Fino alla fine.
Quel fiume è il fulcro dei loro ricordi, soprattutto di lui. E vogliono che quei ricordi, soprattutto i più duri, emergano una volta per tutte, si superino, si lavino. Come lo scorrere dell’acqua del fiume scorrerà il loro ultimo tempo insieme. “Il fiume rallenta il tempo come se sapesse fermare il sole”.
Certo, la vita ora è cambiata da quando lei era famosa e bellissima: “Esteriormente, non c’era più nulla. La vita professionale di Abbie, la sua bellezza, le curve rotonde, il sorriso fiducioso. Ma era solo l’esterno. Potevamo vivere anche senza. E le cose che non si potevano vedere? La sua passione sfrenata per la vita, il suo intimo desiderio di me, la sua fiducia infantile pressoché in ogni cosa, i suoi sogni incomparabili. Abbie era un guscio… Un debole scheletro vestito da fantasma. L’unica cosa rimasta era il tempo”.
Ma lui sa andare oltre: “Io non sono un saggio…ma una cosa so: alcuni vivono bene, altri muoiono bene, ma pochi amano bene. Perché? Non so come rispondere. Amare bene…è una scelta, qualcosa che si fa tante e tante volte… E nella mia esperienza, se si sceglie di fare così, bisogna essere pronti a soffrire le pene dell’inferno”.
In tempi in cui si parla di vita e di morte con grandi discorsi, questo è solo un romanzo, e non è nemmeno una storia vera. Ma resta la modalità con cui un autore fa vivere ai suoi personaggi questi momenti. L’intensità di un amore inserita in ogni piccolo gesto dei due.
Toccante, fortissimo, a tratti molto discutibile.
Un libro di quelli che si divorano in poche ore malgrado il numero delle pagine. Scrittura fluida, ritratti psicologici profondi. Peccato l’americanata di inserire l’ex sacerdote cattolico (va di moda, da quelle parti, ed è sempre il personaggio positivo!), il pasticcio sul matrimonio finale e forse qualcuno potrebbe essere infastidito dalla descrizione continua del corpo della donna malata, lungo tutto il racconto. Noi crediamo non sia gratuita, ma qualche esagerazione c’è. Sta riscotendo successo editoriale: solo per adulti, con stomaco resistente.
Laura Prinetti