LA TESTATA - megliounlibro

A maggio la testata "megliounlibro" compie 21 anni di BELLE STORIE

A maggio la testata "megliounlibro" compie 21 anni...
Il periodico Megliounlibro -Book Counselling Service, che nel 2018 taglia il traguardo dei suoi 21 anni, ha utilizzato fino al 2007 il supporto cartaceo.

Dal 2008 viene inviato via mail in formato digitale (pdf) esclusivamente ai Soci in regola con l'adesione.
Il cartaceo è sempre disponibile, ma ora solo on demand (ovvero su prenotazione nominale e con saldo).
Sulla testata, punta dell'iceberg del lavoro, si segnalano solo LE PERLE, cioè quei libri che per noi sfidano il tempo e valgono il denaro (salvo restando il gusto individuale per il genere, è ovvio...).

E' possibile avere l'intera raccolta dei numeri, in pdf o cartacei, della testata, dallo Zero in poi (anno in corso escluso, ora siamo al n. 82). Il rimborso spese previsto è € 200 per tutta la raccolta in pdf e € 300 per il cartaceo, spedizione postale esclusa, da versare in anticipo con bollettino postale (cfr. contatti) o bonifico.

La testata è registrata presso il Tribunale di Milano con atto n. 409 - 11 giugno 1998.
Direttore responsabile: Laura Prinetti
In redazione:  
Alessandra Compostella, Ayleen Pineda, Silvia Renieri.

In una delle foto abbiamo lasciato il Brindisi per il VENTENNALE al Salone Internazionale del Libro di Torino 2017, con parte della redazione, soci e collaboratori.

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SUL SITO TROVI SOLO UN ASSAGGIO DI QUANTO C'E' SULLA TESTATA, OVVIAMENTE...

Un amore di best seller

Un amore di best seller
Per J. Andersson
L’INCREDIBILE STORIA DELL’UOMO CHE DALL’INDIA 
ARRIVO’ IN SVEZIA IN BICICLETTA PER AMORE

Sonzogno, 2018
pp. 302, € 17

Se pensate che un titolo così vi abbia già detto tutto… beh, non siete lontani dal vero, ma rischiate di perdervi  molto. E’ una storia folle e affascinante, a partire dal nome, impronunciabile, del protagonista, che per brevità viene sintetizzato da tutti con le sole iniziali: P e K, o, meglio, Pikay.
Sì, la trama è quella del titolo. E le chiavi di lettura possono essere diverse, sovrapponibili. L’India, le sue tradizioni, la sua storia,
le “caste” che marchiano ogni individuo fin dalla nascita. La “buona stella” che – a prescindere dall’appartenenza religiosa – insegue, guida, protegge il protagonista, sempre sul limite del baratro. L’apertura agli altri, che rende facili anche incontri e svolte apparentemente impossibili. E soprattutto l’arte - Pikay è un pittore e ritrattista di qualità eccezionali – che attrae e conquista, funziona come lasciapassare e come mezzo per guadagnarsi il pane, ma anche come occasione di crescita culturale e umana. Infine l’amore, discreto e ostinato, conquistato con fatica, custodito nonostante i mesi e le migliaia di chilometri di distanza. E raggiunto, incredibilmente, attraversando monti e valli e città e pericolose frontiere, in sella a una bicicletta.
C’è da imparare, da sorridere, da ammirare in queste pagine.
Marco Bertola

Guerra, amore e identità nel romanzo di Cavanna

Guerra, amore e identità nel romanzo di Cavanna
Alberto Cavanna
MA FORSE UN DIO
Cairo, 2018
pp. 252, € 14,00
 
Le vite di Anna ed Ettore si sfiorano, si dividono, nuovamente e definitivamente s'intrecciano...
La vicenda è collocata per lo più nella città di La Spezia e nel suo entroterra, nel periodo che comprende la nascita del fascismo, le leggi razziali, l'entrata in guerra dell'Italia e i suoi tragici sviluppi, compresi i campi di sterminio. Una bella storia d'amore e si perdono su uno sfondo storico ricostruito con cura, che rivela tensione narrativa e capacità riflessiva. Alberto Cavanna scava nell'intimo dei personaggi e al tempo stesso traccia gli eventi che condussero molti giovani ad aderire in modo indiscusso al fascismo, o che decretarono il procedere silenzioso della discriminazione razziale, tra incredulità, stupore, paura, speranza...
L’autore ci offre anche un pezzo di storia poco conosciuta (il porto di La Spezia divenne il luogo da cui, all'indomani del '46, partirono gli ebrei per ritornare in Palestina) e ricostruisce con vivacità verghiana il registro linguistico dei differenti caratteri: lo spezzino, l'ebraico, il bergamasco e via dicendo.
Accattivante anche il filo conduttore del romanzo: le lacrime delle donne sono l'unica via di salvezza al male del mondo, perché il loro dolore, che è amore, può vincere il male e redimere. 
Silvia Renieri

PREMIO STREGA 2017

PREMIO STREGA 2017
Già a febbraio megliounlibro scopriva con piacere questo testo. Lo avevamo definito un meritato Caso letterario. E ora che abbiamo ricevuto la notizia della sua vittoria al Premio Strega Edizione 2017 siamo felici. Perchè? è stata premiata la qualità!
Natura, amicizia, bellezza. LEGGETELO.



Paolo Cognetti
LE OTTO MONTAGNE
Einaudi, 2017
pp. 200, € 18,50
  
“Questa storia è per un amico che l'ha ispirata, guidandomi dove non c'è il sentiero. E per la Fede e la Fortuna che fin dall'inizio l'hanno custodita, con tutto il mio amore”. Così, a romanzo concluso, su pagina bianca, l'autore commenta quasi con pudore la storia che il lettore ha appena finito di leggere, come se solo a quel punto potesse concedergli la sua confidenza, svelargli che quanto raccontato è stato veramente vissuto, sofferto, incarnato.
Questa è una storia di amicizia tra due ragazzi, Pietro e Berto, che poi diventano uomini; ma è anche la storia della ricerca di se stessi e soprattutto del rapporto tra i protagonisti e la montagna, in particolare il Monte Rosa ai cui piedi è il paese di Grana, luogo di villeggiatura del cittadino Pietro e dove otto anni fa Paolo Cognetti si è trasferito da Milano. Una montagna che non è tanto paesaggio, quanto lo sguardo che su di esso hanno tutti i personaggi del romanzo, e che li cambia a poco a poco, modellandone pensieri, azioni, definendone le scelte di vita.
“Noi diciamo che al centro del mondo c'è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi". 
La scrittura è immediata, essenziale, senza sbavature: un bel “caso letterario”.
Silvia Renieri

 

Romanzo, vera storia, vero esodo di un ragazzo.

Romanzo, vera storia, vero esodo di un ragazzo.
Francesca Barra
IL MARE NASCONDE LE STELLE

Garzanti, 2016
pp. 150, € 14,90 

Ramon, 14 anni, egiziano, all'indomani della primavera araba del 2013, a causa del clima intimidatorio che si è creato decide di fuggire, per ritrovare la libertà, in particolare quella di professare la propria fede e di andare a scuola senza subire le angherie di docenti e compagni. Già con questi due desideri Ramon testimonia una grande maturità, che trova radici in valori autentici e profondi, così lontani spesso da quelli vissuti dagli adolescenti occidentali.
Il racconto delle sofferenze e dei soprusi durante la fuga in mare, e ancora la solitudine, le umiliazioni che Ramon subisce una volta in Italia, tracciano un quadro del male che a vari livelli è presente nella nostra società. Ma, a testimoniare che il bene è sempre possibile, egli incontra persone che attraverso un gesto - piccolo o grande non importa - ridanno luce a chi era nel buio della disperazione.  E il libro si riempie di speranza, di ottimismo.
Ottima anche la scelta operata da Francesca Barra, scrittrice e anche giornalista, che qui è stata capace di prestare la sua voce, lasciando parlare Ramon: un’attenta analisi, infatti, rivela una scrittura che ha scelto le parole e intrecciato sapientemente la narrazione, così sulla scena irrompe solo Ramon con l'immediatezza della sua vita.
Silvia Renieri

Una scrittrice tutta italiana

Una scrittrice tutta italiana
Paola Capriolo 
MI RICORDO
Giunti, 2015 
pp. 268, € 16.00 
Due donne, lontane nel tempo eppure legate a doppio filo. Una casa, scenario tutt’altro che muto delle loro sofferenze. La trama si intreccia attraverso l'alternanza tra il racconto in terza persona delle vicende di Sonja e le lettere scritte in prima persona da Adela, con un’evidente differenza di registro stilistico. Il nuovo romanzo di Paola Capriolo, a due anni di distanza da L’ordine delle cose, mette al centro il tema della memoria. In un’accezione più ancestrale che individuale. Non sono solo i ricordi personali a opprimere Sonja, ma quelli di due generazioni. Ricordi che hanno un peso esorbitante.
"La bellezza salverà il mondo", frase tratta da Dostoevskij, è un filo conduttore. Da insindacabile sentenza, diviene oggetto di discussione e finisce quasi per perdere il consueto significato, di fronte agli avvenimenti della realtà.
Un bellissimo romanzo, forte e affascinante, che riesce a svilupparsi con un ritmo che non lascia respiro nonostante la sostanziale staticità dell'ambientazione. E che non si esaurisce nelle parole scritte, ma esalta il suo potenziale evocativo grazie alle sue reticenze, a quei personaggi e quegli avvenimenti appena accennati, ma mai del tutto svelati. Una storia che lascia spazio a diverse possibili letture.
Filippo Antonelli

 
Il Book Counselling alla presentazione del romanzo Mi ricordo
 
Per il quarto incontro della rassegna Il Maggio dei Libri 2015, dedicata al tema La memoria fra vita e scrittura, Paola Capriolo ha presentato il suo nuovo romanzo, Mi ricordo. L'accogliente cornice della Sala Lalla Romano, presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, ha così ospitato l'autrice e il poeta e drammaturgo Roberto Mussapi. La presentazione è stata coordinata da Antonio Ria.
L'incontro si è sviluppato come un amichevole dialogo tra Mussapi e Paola Capriolo. Lei ha spiegato come la casa sia la vera protagonista di un romanzo interamente incentrato sul tema della memoria e del rapporto tra generazioni. Una casa che lega le vicende dei personaggi principali, ma che al contempo li divide. Più che una memoria individuale, quella di Mi ricordo sembra essere una memoria ancestrale. Il peso primordiale di una tragica ipoteca che grava sui personaggi e sul luogo della storia.
Al termine della presentazione, Mussapi e Capriolo hanno dialogato brevemente del mestiere dello scrittore. “Paola Capriolo è una narratrice cinematografica, nella stesura dei suoi romanzi. Uno scrittore deve essere sempre qualcosa d'altro: cinematografico, pittorico, musicale... se è uno scrittore e basta, c'è qualcosa che non va. Lei ha la dimensione dell'inventore di storie”, ha sostenuto vivacemente Mussapi.
La Capriolo si è invece concentrata sul metodo con cui progetta i suoi libri: “Il mio modo di scrivere nasce da un’idea iniziale che poi si evolve e si ramifica. Quando incomincio a scrivere un romanzo, ho la visione di dove si andrà a finire, non è mai come se non sapessi dove sto andando a parare”.
Filippo Antonelli

 

D'Avenia: terzo best seller, un'ottima idea (anche per l'estate)

D'Avenia: terzo best seller, un'ottima idea (anche...
Alessandro D’Avenia
CIÒ CHE INFERNO NON È
Mondadori, 2014
pp. 318, € 19
 
“Nella luce prima, un ragazzo la spia. E’ immersa nell’agguato ventoso e salato dell’alba che si leva ancora vergine dal mare, per tuffarsi poi nelle strade avvolte nella penombra”.
E’ la grande bellezza di Palermo. La cifra dominante di questo romanzo è lo sguardo di chi ama una città difficile e tremenda e sa vedere tesori di insospettabile e sfaccettata bellezza. Non è un libro “su don Puglisi” o un libro “sulla mafia”, ma una discesa nel buio tra sprazzi incredibili di luce: quelli che baluginano sul mare e sui tetti nella calura estiva, quelli negli occhi di donne che amano nonostante tutto, quelli dell’eroismo di un sacerdote che cerca di far alzare lo sguardo ai dannati di Brancaccio: “Se nasci all’inferno hai bisogno di vedere almeno un frammento di ciò che inferno non è per concepire che esista altro“.
Tra pura poesia e descrizione dell’abiezione, D’Avenia ha un registro più alto e spesso più duro che nei due libri precedenti. Anche qui, però, ritroviamo un protagonista adolescente – Federico – con il suo viaggio di formazione, che rende ancora una volta questa lettura una perla per ragazzi e giovani.
E per noi.
Vera Albè

 
 
"... è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio".
 
Italo Calvino, Le città invisibili, Mondadori

 

Per recuperare la speranza

Per recuperare la speranza
Mario Calabresi
NON TEMETE PER NOI,
LA NOSTRA VITA SARA’ MERAVIGLIOSA
 
Mondadori, Strade Blu 2015
pp. 118,  € 17
 
“Bisogna tener presente i contesti di crisi, ma coltivare i sogni è ancora il miglior motore di un’esistenza… Se fallisci facendo qualcosa che non ti piace, la beffa è doppia”. Mario Calabresi - chi non lo conosce?- incontra spesso i liceali e li ascolta. Lo scetticismo e lo scoraggiamento di alcuni lo hanno tormentato, così: “Sono andato a cercare le risposte e gli antidoti. Questo libro è nato quella mattina di tre anni fa”.
Belle le sue risposte! “Un tempo si pensava che la creatività appartenesse solo all’infanzia o alle persone di genio. Non è così: è in ognuno di noi e a tutte le età, ma la gente ignora di avere questo tesoro… E non riguarda mica solo i grandi aspetti della vita, ma anche attività semplici, che sono espressioni di individualità. Non abbiate paura di pensare con la vostra testa”. Sarà un vecchio mulino da risvegliare, trovando spunti su internet e nuova linfa nelle mode dei superchef; sarà una leggenda ligure sulla luna e le acciughe a far riarmare un peschereccio “multitasking”; sarà l’incontro con una famiglia del Ruanda che, dal campo-profughi, approda in America con un bagaglio in sei e l’intangibile consapevolezza di essere fortunati; sarà… Sogni? Certo, ma anche realtà. Matti? Mica tutti. Bamboccioni? Crediamo di no.
“E se pensate di non farcela, abbiate il coraggio di chiedere aiuto”, perché “l’oceano è fatto di tante gocce”. Incoraggiante.
                                                              Carlotta Collevati
 
 

Samia: una storia che vale per tutte. Premio Strega Giovani 2014

Samia: una storia che vale per tutte.  Premio Stre...
Giuseppe Catozzella
NON DIRMI CHE HAI PAURA
Feltrinelli, 2014
pp. 236, € 15,00
 
“Saranno liberi, di nuovo liberi di correre. Almeno fino a casa”. Questa di Samia è una storia vera, unica ed insieme emblematica. Una storia che com-muove e ci immerge nella Storia di un oggi che i tg ci fanno solo intravvedere. Somalia dei nostri giorni: è il 12 agosto 2012 quando Al Jazeera, dopo le Olimpiadi di Londra, parla di Samia Yusuf Omar, che a soli 18 anni aveva partecipato come maratoneta alle Olimpiadi di Pechino. Da quel giorno Giuseppe Catozzella, scrittore che ama le storie vere, segue le sue tracce.
La Somalia soffre per una situazione politico-religiosa ottusa e liberticida. Ma lei, sin da bambina, voleva correre. E con la corsa riscattare sé, la sua famiglia, il suo popolo. Corre, con tutte le forze e anche di più, verso la libertà; e malgrado gli ostacoli, i tradimenti, i burqa, la fame, la miseria più pura, ci fa vedere che cosa significa “avere la forza”, la volontà di farcela contro l’ingiusto, il falso, il rigido, l’inumano.
Samia ha vinto, non ha perso perché ora la sua vita è indelebilmente dentro la vita “di chi sa” (è morta in mare tentando di venire in Occidente). Ora sappiamo che senso ha “il Viaggio”. Ora quando si parla di Lampedusa non possiamo più restare indifferenti. Abbandoniamo il pre-giudizio vacuo dopo la lettura di un romanzo-documento che ci rende più vicini al vero. E più umani.
Laura Prinetti
 
Dedico la scoperta di questo libro ai miei studenti più giovani di quest'anno, che lo hanno subito amato. Sono stati tra i primi, in Italia, anche se nessuno lo sa.
E se fossero stati coinvolti nello Strega Giovani lo avrebbero votato, anche loro...
lp

Dalla Palestina, voglia di pace

Dalla Palestina, voglia di pace
Michelle Cohen Corasanti
COME IL VENTO TRA I MANDORLI
 
Feltrinelli, 2014
pp. 378, € 17
 
“Il coraggio, capii, non era mancanza di paura: era l’assenza di egoismo, era mettere il bene di qualcun altro prima del proprio.” Quando il dodicenne arabo dice questa frase, pensa al sostentamento della propria famiglia, e soprattutto al padre, imprigionato durante il conflitto arabo-israeliano. La fiducia tra i due è totale e da questo vincolo prende forma la storia. Morti violente, crudeltà insensate, vite miserabili, un futuro senza speranza. In questo terreno infertile cresce la personalità di un ragazzo dotato di un eccezionale talento matematico che lo porterà a riscattare sé e i suoi familiari.
Una vicenda drammatica affrontata in modo costruttivo, nonostante la ferocia di una guerra osservata dalla parte dei vinti. L’ingiustizia non corrompe né deturpa le azioni del protagonista, neppure gli errori più tragici, dovuti a inesperienza o a involontaria leggerezza. Non genera violenza e odio, ma comunicazione e pace, intelligenza e istruzione, le armi più forti per diventare liberi e autonomi ed affrancarsi da una condizione di asservimento alle avversità. L’autrice, israeliana, promotrice del dialogo tra il suo popolo e quello palestinese, ha voluto mettersi nei panni di quest’ultimo, denunciando coraggiosamente le mancanze del suo.
Alessandra Compostella


 

Bestseller: Cose da dire a tutti

Bestseller:   Cose da dire a tutti
Alessandro D'Avenia
COSE CHE NESSUN0 SA
Mondadori, 2012
pp. 332, € 19.00
 
Margherita, 14 anni, gli amici, la famiglia: fa centro il secondo bestseller di uno che ama i ragazzi, li osserva ogni giorno, legge dentro la realtà che li coinvolge, con le scoperte e le fatiche. Uno scrittore che legge… Romanzo denso, che spinge i giovani a guardare avanti e in alto, ma senza ansie. "I nostri piedi cercano la sicurezza facile, l'ancora forte, la gravità nelle cose che poi si rovinano, la fretta della corsa che arriva subito alla meta. Il coraggio del funambolo trasforma invece la gravità in leggerezza, il peso in ali". Perla autentica, per i valori che racchiude. Parte, infatti, dal significato etimologico di Margherita - perla – e si riflette sul processo di formazione della perla, che avviene con l’esperienza del dolore, per riflettere sul legame tra sofferenza e bellezza/amore: splendido leitmotiv. O ancora, per bocca di un prof, D'Avenia dice: "L'unico modo che abbiamo per scoprire la propria storia è conoscere quelle degli altri: reali o inventate... Solo chi legge e ascolta storie trova la sua". Perla infine per una scrittura che sa far alzare dalla pagina i personaggi e le loro emozioni (vedi lezione di teatro): come in bassorilievo il lettore li tocca ed entra anche lui lì. Nella conchiglia del leggere troviamo la perla che rende prezioso il vivere, pur nel mistero di "cose che nessuno sa".
Silvia Renieri

Perchè invidiare i sani lettori? GIALLO

Perchè invidiare i sani lettori? GIALLO
Laurence Cossé
LA LIBRERIA DEL BUON ROMANZO
Edizioni e/o, Roma 2011
pp. 400, € 18,00
Quando la casa editrice ci ha mandato questo libro non credevamo ai nostri occhi. Riga dopo riga pareva di scoprire la nostra storia, leggendola però in versione romanzo, con ambientazione francese e quell’ingrediente di suspence, quindi, che lascia fino all’ultimo incuriositi nel giallo poliziesco. Il finale, poi, assolutamente non scontato. Un piacere.
La trama è semplice: due appassionati esperti di letteratura ed editoria decidono di aprire a Parigi la “Libreria del buon romanzo”. Sperimentano una formula rischiosa, che potrebbe non funzionare e il fallimento sarebbe immediato: venderanno solo quei 600 romanzi che valga la pena di leggere, quelli fondamentali. Creano a questo scopo un’équipe di scrittori, critici ed esteti, che fanno le selezioni. Essi non si conoscono tra loro e nessuno sa chi sono, finchè per ciascuno inizieranno seri guai, le aggressioni dettate dall’invidia da parte di chi vorrebbe vendere altro... Fin qui l’intreccio. Ma piano letterale e piano metaforico si amalgamano magistralmente: la vera vittima è la sana lettura. L’idea è dunque parallela alla nostra e ancor più ci entusiasmano alcune tra le riflessioni messe in bocca ai personaggi, che suonano come un programma: “Noi non sappiamo che farcene dei libri insignificanti, dei libri vuoti... Vogliamo libri splendidi che ci tuffino nello splendore del reale e lì ci tengano avvinti; libri che ci provino come l’amore sia all’opera nel mondo accanto al male e totalmente contro di lui, anche se talvolta non si capisce, e che lo sia sempre, tanto quanto il dolore lacererà sempre i nostri cuori”. E poi, dopo questi semplici meravigliosi pensieri, leggiamo anche la “nostra” idea di lettura come ponte tra le persone: “Lei è la conferma che, di tutte le funzioni della letteratura, una delle più felici è far riconoscere tra loro persone nate per capirsi.” E ci commuoviamo a trovare anche quella, di cui andiamo dicendo da anni, in tutta Italia, del ponte tra le generazioni: “Ma il nonno mi ha lasciato molto di più, mi ha lasciato l’amore per la letteratura e un’altra cosa fondamentale, la convinzione che la letteratura sia importante. Ne parlava spesso. La letteratura è fonte di piacere, diceva, è una delle rare gioie inestinguibili, e non solo. Non deve essere separata dalla realtà. Nella letteratura c’è tutto. E’ il motivo per cui non uso mai la parola finzione. La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita. Insisteva: hai capito che sto parlando del romanzo? Non ci sono solo le situazioni eccezionali nei romanzi, le questioni di vita o di morte e le grandi prove, ci sono anche le difficoltà ordinarie, le tentazioni, le delusioni banali. E rispondono a tutte le attitudini umane, a tutti i comportamenti, dal più nobile al più miserabile. Uno legge e si domanda: cosa avrei fatto io? Deve domandarselo. Ascoltami bene: è un modo di imparare a vivere. Certi adulti ti diranno di no, che la letteratura non è la vita, che i romanzi non insegnano niente. Sbagliano. La letteratura informa, istruisce, addestra”. Vano sarebbe ogni ulteriore commento...
Laura Prinetti

Il successo del 2010 e del 2011

Il successo del 2010 e del 2011
Alessandro D’Avenia
BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE
Mondadori, 2010
pp. 254, € 15.00
 
Leo ha 16 anni e odia il bianco; la vita deve essere rossa. Sono rosse le passioni, le sfide in moto, gli amici, i meravigliosi capelli di Beatrice. Il vuoto, la noia, il dolore sono bianchi: incomprensibili e senza senso. Leo comincia la terza liceo col cuore pieno di progetti, ma interviene inattesa la malattia a stravolgere tutto. Nella leucemia di Beatrice, poco a poco, bianco e rosso si fonderanno, muteranno significato e la sofferenza diventerà sacrificio, l’amore dono. Finalmente un autore che guarda il mondo giovanile con sguardo benevolo, col realismo sorridente di chi né mitizza né demonizza. Gli adolescenti appaiono, come gli adulti, con pregi e difetti. Non più vittime o carnefici, ora gli uni ora gli altri, a seconda della lente che li studia. Persone, non figurine piatte o stereotipate. Una scrittura che allunga e accorcia la frase, spezza o dilata il periodo seguendo il filo del pensiero del protagonista, e ricostruisce visivamente il modo in cui l’adolescente percepisce la realtà, con il suo desiderio di assoluto. Trasportato dal movimento del linguaggio, il lettore, come in un film a 3D, è proiettato sulla scena e coinvolto. Il testo è ben costruito, la scrittura leggera e densa di citazioni è di uno scrittore esordiente, italiano, che dimostra di comprendere  i giovani, in un gesto di abbraccio che fa star bene.
Vera Albè e Silvia Renieri
 

Premio Nobel 2009 per la Letteratura

Premio Nobel 2009 per la Letteratura
Herta Muller
LO SGUARDO ESTRANEO
Sellerio, 2010
pp. 60, € 9.00
 
Lo sguardo estraneo cui si riferisce Herta Muller, premio Nobel per la Letteratura 2009, è qualcosa di quasi impossibile da definire. E’ lo sguardo maligno e invasivo dal quale si sente ossessionato chi vive nel clima del terrore delle dittature, spiato giorno e notte, a casa e fuori. E’ quello sguardo che si percepisce quando “ogni millimetro del proprio vissuto deve porsi a confronto con il millimetro estraneo registrato dall’osservatore”. Herta, cresciuta in Romania anche se oggi è emigrata in Germania, si rifiutò di collaborare con i servizi segreti, per questo sin da ragazzina fu perseguitata dalla Securitate, esercito di spie e delatori del quale non si sa ancora abbastanza. La Muller ha il merito, con questo e con altri scritti, di lasciarci intravvedere qualcosa in più di un capitolo della storia della perfidia umana. Descrive nei particolari quel clima senza entrare nei singoli fatti ma lasciando che il lettore sia avvolto da un linguaggio che rende palpabile l’ansia di allora e di là. Certo non è un testo che trasmette speranza né alcuna nota positiva sulla vita, ma è una perla per il realismo così crudo che riesce a non cadere mai, malgrado tutto, nella totale disperazione. Una finestra sulla verità storica che è giusto aprire, assolutamente. Meglio per adulti.
Laura Prinetti

Conciliare famiglia e lavoro, come un lupo...

Conciliare famiglia e lavoro, come un lupo...
Paola Mastrocola
E SE COVANO I LUPI
Guanda, 2008
pp. 218, € 15,00
 
E se già guardando la copertina verrà da sorridere, varrà la pena di prendersi il romanzo e assaporarlo, parola per parola. Perché ogni riga offre metafore e altri giochi linguistici esilaranti, che escono con disinvoltura da una delle migliori penne nostrane.
Lui, da bravo lupo, si trova “in fabula”. Prof di filosofia, superlettore, si sente troppo teorico e vuole acquistare un po’ di praticità. Può essere utile nella vita, pensa. Così si offre per covare le uova di lei, la moglie anatra, che ne approfitta per svolazzare nel mondo e tentare di fare carriera. Finché si può vado, pensa.
Dalla covata il lupo – con l’aiuto di Richmond, l’amico riccio – imparerà tante cose. E anche lei, che come giornalista avrebbe talento, impara. E alla fine? Il tempo dell’attesa della schiusa – bellissimo in quanto assaporato – si compie. Solo allora i due colgono che il presente pone davanti a un bivio per il futuro, e scelgono la nidiata, la serenità di ogni giorno vissuta in coppia, in famiglia, con gli amici veri. E la carriera, la fama, i giornali e la tv che parlano di loro? Li rimpiangeranno?
Una favola come quelle di Fedro, con una morale: “Dove sembra che tutto quel che c’è stato non sia nulla ma non è così…”. In un mondo di apparenze, corse contro il tempo e carriere, c’è ancora chi sceglie una vita colma di piccolezze grandiose.
Laura Prinetti

Amate viaggiare? almeno con la fantasia

Isabelle Autissier - Erik Orsenna
VERSO IL GRANDE SUD
Longanesi, 2008
pp.202, € 15,00
 
Scrive Orsenna: “Quando Isabelle mi ha proposto: ‘Vuoi andare in Antartide?’ la mia risposta era già pronta sin dall’infanzia”.
Gli autori di questo straordinario libro di viaggio (Isabelle Autissier è una grande velista ed Erik Orsenna un intellettuale poliedrico, accademico di Francia) raccontano l’avventura durata due mesi a bordo del veliero “Ada” tra i ghiacci dell’Antartide. Le voci dei due scrittori si alternano nel descrivere il percorso nel grande Sud, in un mondo affascinante ma anche terribile in ogni sua manifestazione.
Al racconto, interessante e spesso anche avvincente, si intrecciano argomenti di carattere ecologico e scientifico –questa terra rappresenta la maggior riserva d’acqua dolce del pianeta -, nonché la storia altrettanto pregevole della scoperta di questo continente di ghiaccio da parte dell’uomo.
                                                                                                                 Roberto Bertola
coincidenze, kerbaker.jpg
Andrea Kerbaker
COINCIDENZE
Bompiani, 2008 
pp. 188, € 16,00 
 
 
Kerbaker sa dosare le pause e le accelerazioni narrative, intrecciare dialoghi e monologhi, sa far correre la parola sulla pagina, al punto da tenere il lettore incollato alla narrazione, nonostante l’esilità della trama e anche il finale abbastanza prevedibile: lei e lui s’incontrano casualmente, dopo una storia d’amore finita sette anni prima, all’aeroporto, e il ricordo del passato non li lascia indifferenti.
Sapientemente il punto di vista passa dall’uno all’altro protagonista e il lettore s’immedesima così ora in lui ora in lei, forse aiutato in questo processo dal fatto di non conoscerne il nome.
Il libro non incontrerà forse i gusti di tutti – c’è chi cerca l’avventura, chi sbadiglia se ci sono pochi dialoghi, chi vuole il finale che si è immaginato… -, ma a chi cerca equilibrio tra scrittura e contenuti, a chi non consente alla letteratura qualsiasi proposta in nome dell’arte, né qualsiasi forma in nome delle intenzioni, a lettura ultimata, insieme agli attori del romanzo, sembrerà di aver visto dietro alle quinte anche lo scrittore, regista sapiente ed elegante della sua narrazione.
Silvia Renieri


 
 

Dal numero dell'autunno

Dal numero dell'autunno

Michael D. O’ Brien

IL LIBRAIO

San Paolo, 2008

pp. 490, € 14,50
 

Nel 1943 un giovane ebreo dall’intelligenza non comune fugge dal ghetto di Varsavia e si rifugia per caso nella libreria di Pawel Tarnowskij; questi lo tiene nascosto per mesi e infine…

E’ un libro ricchissimo, quasi ridondante, di temi e di spunti. Nei lunghi dialoghi tra il ragazzo e il libraio ci sono la sapienza cristiana e la sapienza ebraica a confronto; si riflette sull’amore, sul tempo, sulla sofferenza e sul perdono; sottesa si trova una costante riflessione sull’arte figurativa – non a caso l’autore è rinomato anche come pittore d’arte sacra. Su tutti spicca però il tema del “padre”: l’assenza forzata del genitore ha segnato l’infanzia di Pawel che, lacerato anche dal ricordo oscuro di un abuso da parte dello zio, si ritrova con il cuore indurito e l’anima rattrappita dalla paura, come incapace di vivere e di amare. La lotta per uscire dal terrore e dall’umiliazione durerà tutta la vita e troverà il suo significato nel sacrificio ultimo per l’amico ebreo, in un’inaspettata e salvifica paternità spirituale.

Oltre la densità talvolta impervia ma affascinante del discorso filosofico, il libro avvince con la finezza della psicologia del personaggio e con quel senso di provvidenzialità che lega, in modo fantasioso ma non irrealistico, la povera storia di Pawel alla storia di tutta l’umanità.

Vera Albè

riscopriamo un libro bellissimo

riscopriamo un libro bellissimo
Ruben Gallego
BIANCO SU NERO
Adelphi, 2008 (prima ediz 2004)
pp. 188, € 14,00
 
Un’incredibile autobiografia scritta con due dita. Solo queste può, infatti, muovere Ruben Gallego, nato nel ’68 a Mosca, quando il nonno Ignacio, segretario del partito comunista spagnolo in esilio, ha problemi più importanti da risolvere che la sorte di un nipote non voluto e handicappato. Così Ruben viene sottratto alla madre, che lo crede morto, e trascorre l’infanzia tra orfanotrofi, ospedali e ospizi.
Nella prefazione afferma: “Questo libro narra della mia infanzia. Atroce, terribile, ma che infanzia resta. Per continuare ad amare il mondo, per crescere e diventare adulto, a un bambino serve davvero poco: un pezzo di lardo, un panino con il salame, una manciata di datteri, il cielo azzurro, un paio di libri e una parola affettuosa. Basta questo. Basta e avanza”. E’ il messaggio più forte di queste pagine, che descrivono il suo personale calvario con un linguaggio limpido, preciso e quasi telegrafico.
Medici e responsabili dell’orfanotrofio si chiedevano: “Dici che è intelligente? Ma se non può neanche camminare!”.
La disabilità motoria ha fatto di lui invece un eroe, perché, come lucidamente spiega nella prima pagina, “se non hai le braccia o le gambe, o sei un eroe o sei morto”. E soprattutto, ironicamente, “se hai anche pensato bene di restare solo al mondo, è fatta. Sei condannato a essere un eroe sino alla fine dei tuoi giorni”.
La vita nel sistema sanitario sovietico è per un disabile qualcosa di molto simile a un gulag. “Essere un ritardato non è poi così difficile. Lo sguardo della gente ti scivola accanto senza notarti. Non sei un uomo, sei il nulla. Capita, però, che per bontà innata o per dovere professionale, l’interlocutore noti che dentro sei come tutti gli altri. E in un attimo l’indifferenza cede il posto all’ammirazione,  l’ammirazione a un’angoscia sorda per la realtà delle cose”. La realtà, infatti, era che, finita la scuola, tutti i ragazzi disabili, indipendentemente dai loro interessi o dalle predisposizioni, venivano portati in ospizi e manicomi, dove, tra un’immane burocrazia e senza assistenza, non sopravvivevano a lungo.
Il giovane Ruben, con una ferrea volontà e la concomitante caduta dell’Unione Sovietica, riesce non solo a sopravvivere ma a studiare in America, a sposarsi, ad avere due figlie e ritrovare la madre.
Con questo esordio letterario (con il quale ha vinto nel 2003 il Booker Prize, massimo riconoscimento russo) porta una fortissima testimonianza. Perché “essere uomini è difficile, difficilissimo, ma è assolutamente possibile”.
Martino Ghielmi