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QUINDICI ANNI DI "BELLE STORIE"

Il periodico
il segnalibro Book Counselling Service, che nel 2012 ha tagliato il traguardo dei suoi 15 anni, ha utilizzato fino al 2007 il supporto cartaceo.

Dal 2008 viene inviato via mail in formato pdf esclusivamente ai soci in regola con l'adesione.
Il cartaceo è disponibile ora solo su prenotazione ad personam.
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E' possibile avere l'intera raccolta dei numeri, in pdf o cartacei, della testata,
dallo Zero al 54 (anno in corso escluso), facendone richiesta. Il rimborso spese previsto è di € 100  per la raccolta in pdf e € 170 per il cartaceo, spedizione postale compresa, da versare in anticipo con bollettino postale (cfr. contatti) o con bonifico.

La testata è registrata presso il Tribunale di Milano con atto n.  409
11 giugno 1998.
Direttore responsabile: Laura Prinetti
In redazione: Silvia Renieri, Adriana Amorese, Alessandra Compostella



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Dedicato a...

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Mitch Albom
L’UOMO CHE VOLEVA FERMARE IL TEMPO
Rizzoli, 2013
pp.286, € 17.00 
 
Mitch Albom non è nuovo a temi forti: la vita, la morte, l’amore, il senso di tutto ciò che si è e si fa. Ma soprattutto il valore del tempo e il suo rapporto stretto con la dimensione-eternità. “Il tempo vola”, ma “Non è mai troppo tardi né troppo presto”, dice l’autore. “Questa è una storia sul valore del tempo. Provate ad immaginare una vita in cui il tempo non venga segnato. Probabilmente non ci riuscirete”. Si diverte Albom a giocare con il tempo, a balzare con i suoi 3 personaggi indimenticabili dalla babele preistorica all’oggi frenetico e dall’infanzia all’adolescenza alla terza età, azzardando un gioco le cui regole sono in gran parte ben prestabilite. Il risultato è eccellente: un invito a vivere il tempo che c’è, non perdere d’occhio le persone care, gli affetti che soli restano, a non lasciarsi sfuggire le occasioni per amare, occasioni di eternità. Un libro follemente affascinante. Dulcis in fundo: in pochi sanno che negli Stati Uniti i libri di Mitch Albom, a partire da I miei martedì col professore e Le 5 persone che incontri in cielo, sono i più letti (attenzione: non i più venduti…) perché con il passaparola hanno avuto realmente enorme diffusione e il massimo – meritato – successo degli ultimi 10 anni di editoria.
Laura Prinetti
Bestseller:   Cose da dire a tutti

Bestseller: Cose da dire a tutti

Alessandro D'Avenia
COSE CHE NESSUN0 SA
Mondadori, 2012
pp. 332, € 19.00
 
Margherita, 14 anni, gli amici, la famiglia: fa centro il secondo bestseller di uno che ama i ragazzi, li osserva ogni giorno, legge dentro la realtà che li coinvolge, con le scoperte e le fatiche. Uno scrittore che legge… Romanzo denso, che spinge i giovani a guardare avanti e in alto, ma senza ansie. "I nostri piedi cercano la sicurezza facile, l'ancora forte, la gravità nelle cose che poi si rovinano, la fretta della corsa che arriva subito alla meta. Il coraggio del funambolo trasforma invece la gravità in leggerezza, il peso in ali". Perla autentica, per i valori che racchiude. Parte, infatti, dal significato etimologico di Margherita - perla – e si riflette sul processo di formazione della perla, che avviene con l’esperienza del dolore, per riflettere sul legame tra sofferenza e bellezza/amore: splendido leitmotiv. O ancora, per bocca di un prof, D'Avenia dice: "L'unico modo che abbiamo per scoprire la propria storia è conoscere quelle degli altri: reali o inventate... Solo chi legge e ascolta storie trova la sua". Perla infine per una scrittura che sa far alzare dalla pagina i personaggi e le loro emozioni (vedi lezione di teatro): come in bassorilievo il lettore li tocca ed entra anche lui lì. Nella conchiglia del leggere troviamo la perla che rende prezioso il vivere, pur nel mistero di "cose che nessuno sa".
Silvia Renieri
Perchè invidiare i sani lettori? GIALLO

Perchè invidiare i sani lettori? GIALLO

Laurence Cossé
LA LIBRERIA DEL BUON ROMANZO
Edizioni e/o, Roma 2011
pp. 400, € 18,00
Quando la casa editrice ci ha mandato questo libro non credevamo ai nostri occhi. Riga dopo riga pareva di scoprire la nostra storia, leggendola però in versione romanzo, con ambientazione francese e quell’ingrediente di suspence, quindi, che lascia fino all’ultimo incuriositi nel giallo poliziesco. Il finale, poi, assolutamente non scontato. Un piacere.
La trama è semplice: due appassionati esperti di letteratura ed editoria decidono di aprire a Parigi la “Libreria del buon romanzo”. Sperimentano una formula rischiosa, che potrebbe non funzionare e il fallimento sarebbe immediato: venderanno solo quei 600 romanzi che valga la pena di leggere, quelli fondamentali. Creano a questo scopo un’équipe di scrittori, critici ed esteti, che fanno le selezioni. Essi non si conoscono tra loro e nessuno sa chi sono, finchè per ciascuno inizieranno seri guai, le aggressioni dettate dall’invidia da parte di chi vorrebbe vendere altro... Fin qui l’intreccio. Ma piano letterale e piano metaforico si amalgamano magistralmente: la vera vittima è la sana lettura. L’idea è dunque parallela alla nostra e ancor più ci entusiasmano alcune tra le riflessioni messe in bocca ai personaggi, che suonano come un programma: “Noi non sappiamo che farcene dei libri insignificanti, dei libri vuoti... Vogliamo libri splendidi che ci tuffino nello splendore del reale e lì ci tengano avvinti; libri che ci provino come l’amore sia all’opera nel mondo accanto al male e totalmente contro di lui, anche se talvolta non si capisce, e che lo sia sempre, tanto quanto il dolore lacererà sempre i nostri cuori”. E poi, dopo questi semplici meravigliosi pensieri, leggiamo anche la “nostra” idea di lettura come ponte tra le persone: “Lei è la conferma che, di tutte le funzioni della letteratura, una delle più felici è far riconoscere tra loro persone nate per capirsi.” E ci commuoviamo a trovare anche quella, di cui andiamo dicendo da anni, in tutta Italia, del ponte tra le generazioni: “Ma il nonno mi ha lasciato molto di più, mi ha lasciato l’amore per la letteratura e un’altra cosa fondamentale, la convinzione che la letteratura sia importante. Ne parlava spesso. La letteratura è fonte di piacere, diceva, è una delle rare gioie inestinguibili, e non solo. Non deve essere separata dalla realtà. Nella letteratura c’è tutto. E’ il motivo per cui non uso mai la parola finzione. La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita. Insisteva: hai capito che sto parlando del romanzo? Non ci sono solo le situazioni eccezionali nei romanzi, le questioni di vita o di morte e le grandi prove, ci sono anche le difficoltà ordinarie, le tentazioni, le delusioni banali. E rispondono a tutte le attitudini umane, a tutti i comportamenti, dal più nobile al più miserabile. Uno legge e si domanda: cosa avrei fatto io? Deve domandarselo. Ascoltami bene: è un modo di imparare a vivere. Certi adulti ti diranno di no, che la letteratura non è la vita, che i romanzi non insegnano niente. Sbagliano. La letteratura informa, istruisce, addestra”. Vano sarebbe ogni ulteriore commento...
Laura Prinetti
Il successo del 2010 e del 2011

Il successo del 2010 e del 2011

Alessandro D’Avenia
BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE
Mondadori, 2010
pp. 254, € 15.00
 
Leo ha 16 anni e odia il bianco; la vita deve essere rossa. Sono rosse le passioni, le sfide in moto, gli amici, i meravigliosi capelli di Beatrice. Il vuoto, la noia, il dolore sono bianchi: incomprensibili e senza senso. Leo comincia la terza liceo col cuore pieno di progetti, ma interviene inattesa la malattia a stravolgere tutto. Nella leucemia di Beatrice, poco a poco, bianco e rosso si fonderanno, muteranno significato e la sofferenza diventerà sacrificio, l’amore dono. Finalmente un autore che guarda il mondo giovanile con sguardo benevolo, col realismo sorridente di chi né mitizza né demonizza. Gli adolescenti appaiono, come gli adulti, con pregi e difetti. Non più vittime o carnefici, ora gli uni ora gli altri, a seconda della lente che li studia. Persone, non figurine piatte o stereotipate. Una scrittura che allunga e accorcia la frase, spezza o dilata il periodo seguendo il filo del pensiero del protagonista, e ricostruisce visivamente il modo in cui l’adolescente percepisce la realtà, con il suo desiderio di assoluto. Trasportato dal movimento del linguaggio, il lettore, come in un film a 3D, è proiettato sulla scena e coinvolto. Il testo è ben costruito, la scrittura leggera e densa di citazioni è di uno scrittore esordiente, italiano, che dimostra di comprendere  i giovani, in un gesto di abbraccio che fa star bene.
Vera Albè e Silvia Renieri
 
Un lungo racconto, un breve romanzo...

Un lungo racconto, un breve romanzo...

Erri De Luca
IL PESO DELLA FARFALLA
Feltrinelli, 2010
pp. 72, € 7,50
 
Siamo contenti di poterci associare al coro di encomi per questo libro di poche pagine ma intenso, che ha avuto in pochi mesi già dieci ristampe. Erri De Luca fa riemergere della parola il significato simbolico e la sua scrittura si fa poesia, pennello che disegna immagini, scalpello che dà forma a sensazioni, luce che mette in risalto sfumature di colori.
Un esempio:"Pensa: nessuna geometria ha ricavato la formula dell'uovo. Per il cerchio, la sfera. c'è il pigreco, ma per la figura perfetta della vita non c'è quadratura.Questa l'atmosfera: la trama narrativa, in sè esile, senza dialoghi, è un monologo a due voci - il cacciatore e il camoscio cacciato - ed è il pretesto per una riflessione sulla vita e sugli interrogativi di sempre che stanno in fondo al cuore di ognuno.
Rispettiamo la visione pessimistica che il libro trasmette: la profonda solitudine dell’uomo e del creato stesso che, se ha un creatore, non instaura con lui alcun rapporto. Ne apprezziamo invece, oltre alla scrittura, l’invenzione narrativa: la presenza della farfalla che, come un fil rouge, lega i destini dei due protagonisti e che, come “il nulla d’inesauribile silenzio” di ungarettiana memoria, è la chiave di lettura non solo del libro, ma della vita stessa.
Silvia Renieri
Premio Nobel per la Letteratura

Premio Nobel per la Letteratura

Herta Muller
LO SGUARDO ESTRANEO
Sellerio, 2010
pp. 60, € 9.00
 
Lo sguardo estraneo cui si riferisce Herta Muller, premio Nobel per la Letteratura 2009, è qualcosa di quasi impossibile da definire. E’ lo sguardo maligno e invasivo dal quale si sente ossessionato chi vive nel clima del terrore delle dittature, spiato giorno e notte, a casa e fuori. E’ quello sguardo che si percepisce quando “ogni millimetro del proprio vissuto deve porsi a confronto con il millimetro estraneo registrato dall’osservatore”. Herta, cresciuta in Romania anche se oggi è emigrata in Germania, si rifiutò di collaborare con i servizi segreti, per questo sin da ragazzina fu perseguitata dalla Securitate, esercito di spie e delatori del quale non si sa ancora abbastanza. La Muller ha il merito, con questo e con altri scritti, di lasciarci intravvedere qualcosa in più di un capitolo della storia della perfidia umana. Descrive nei particolari quel clima senza entrare nei singoli fatti ma lasciando che il lettore sia avvolto da un linguaggio che rende palpabile l’ansia di allora e di là. Certo non è un testo che trasmette speranza né alcuna nota positiva sulla vita, ma è una perla per il realismo così crudo che riesce a non cadere mai, malgrado tutto, nella totale disperazione. Una finestra sulla verità storica che è giusto aprire, assolutamente. Meglio per adulti.
Laura Prinetti
a chi diamo il nostro tempo...

a chi diamo il nostro tempo...

Cecelia Ahern
IL DONO
Rizzoli, 2009
pp. 304, € 19,00
 
Da quando L. S. ha iniziato a far carriera non ha avuto più tempo per nessuno; tutta la giornata dedicata alla professione è come un turbine che lo porta a condurre una vita disordinata, a compiere gesti egoistici (tradire la moglie, deridere i fratelli, trascurare i genitori, lasciar soli i figli), e tutto con la scusa che il lavoro non si può fermare, altrimenti come farebbe a mantenere lo status symbol ? Dovrebbe forse rinunciare alla promozione?
Durante le feste di Natale un suo gesto inaspettato - un semplice caffè caldo offerto al mendicante che vede ogni giorno davanti all’ufficio - sarà il punto di partenza per una riflessione sulla vita. Quel personaggio misterioso vuole ricambiare facendogli a sua volta “un dono”, ma… che cosa può regalare a un uomo che tutto può comprare? “Tempo”, sì, un po’ di tempo, e non perché lavori ancora, ma perché lo trascorra con chi ha trascurato.
Attualissima la tematica: il conflitto, che oggi vivono tanti, tra lavoro e famiglia. L’ambiente della storia è Dublino, ma potrebbe essere Milano o Roma e potrebbe essere la nostra vita; così il lettore si identifica facilmente con il protagonista di un romanzo che la Ahern con talento narrativo “ci dona” per  riflettere sull’utilizzo del “nostro” tempo, il miglior dono che possiamo fare agli altri. Una lettura scorrevole e affascinante, per adulti.
Ayleen Pineda
Conciliare famiglia e lavoro, come un lupo...

Conciliare famiglia e lavoro, come un lupo...

Paola Mastrocola
E SE COVANO I LUPI
Guanda, 2008
pp. 218, € 15,00
 
E se già guardando la copertina verrà da sorridere, varrà la pena di prendersi il romanzo e assaporarlo, parola per parola. Perché ogni riga offre metafore e altri giochi linguistici esilaranti, che escono con disinvoltura da una delle migliori penne nostrane.
Lui, da bravo lupo, si trova “in fabula”. Prof di filosofia, superlettore, si sente troppo teorico e vuole acquistare un po’ di praticità. Può essere utile nella vita, pensa. Così si offre per covare le uova di lei, la moglie anatra, che ne approfitta per svolazzare nel mondo e tentare di fare carriera. Finché si può vado, pensa.
Dalla covata il lupo – con l’aiuto di Richmond, l’amico riccio – imparerà tante cose. E anche lei, che come giornalista avrebbe talento, impara. E alla fine? Il tempo dell’attesa della schiusa – bellissimo in quanto assaporato – si compie. Solo allora i due colgono che il presente pone davanti a un bivio per il futuro, e scelgono la nidiata, la serenità di ogni giorno vissuta in coppia, in famiglia, con gli amici veri. E la carriera, la fama, i giornali e la tv che parlano di loro? Li rimpiangeranno?
Una favola come quelle di Fedro, con una morale: “Dove sembra che tutto quel che c’è stato non sia nulla ma non è così…”. In un mondo di apparenze, corse contro il tempo e carriere, c’è ancora chi sceglie una vita colma di piccolezze grandiose.
Laura Prinetti

Amate viaggiare? almeno con la fantasia

Isabelle Autissier - Erik Orsenna
VERSO IL GRANDE SUD
Longanesi, 2008
pp.202, € 15,00
 
Scrive Orsenna: “Quando Isabelle mi ha proposto: ‘Vuoi andare in Antartide?’ la mia risposta era già pronta sin dall’infanzia”.
Gli autori di questo straordinario libro di viaggio (Isabelle Autissier è una grande velista ed Erik Orsenna un intellettuale poliedrico, accademico di Francia) raccontano l’avventura durata due mesi a bordo del veliero “Ada” tra i ghiacci dell’Antartide. Le voci dei due scrittori si alternano nel descrivere il percorso nel grande Sud, in un mondo affascinante ma anche terribile in ogni sua manifestazione.
Al racconto, interessante e spesso anche avvincente, si intrecciano argomenti di carattere ecologico e scientifico –questa terra rappresenta la maggior riserva d’acqua dolce del pianeta -, nonché la storia altrettanto pregevole della scoperta di questo continente di ghiaccio da parte dell’uomo.
                                                                                                                 Roberto Bertola
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Andrea Kerbaker
COINCIDENZE
Bompiani, 2008 
pp. 188, € 16,00 
 
 
Kerbaker sa dosare le pause e le accelerazioni narrative, intrecciare dialoghi e monologhi, sa far correre la parola sulla pagina, al punto da tenere il lettore incollato alla narrazione, nonostante l’esilità della trama e anche il finale abbastanza prevedibile: lei e lui s’incontrano casualmente, dopo una storia d’amore finita sette anni prima, all’aeroporto, e il ricordo del passato non li lascia indifferenti.
Sapientemente il punto di vista passa dall’uno all’altro protagonista e il lettore s’immedesima così ora in lui ora in lei, forse aiutato in questo processo dal fatto di non conoscerne il nome.
Il libro non incontrerà forse i gusti di tutti – c’è chi cerca l’avventura, chi sbadiglia se ci sono pochi dialoghi, chi vuole il finale che si è immaginato… -, ma a chi cerca equilibrio tra scrittura e contenuti, a chi non consente alla letteratura qualsiasi proposta in nome dell’arte, né qualsiasi forma in nome delle intenzioni, a lettura ultimata, insieme agli attori del romanzo, sembrerà di aver visto dietro alle quinte anche lo scrittore, regista sapiente ed elegante della sua narrazione.
Silvia Renieri


 
NARRATIVA                        dal numero dell'i...

NARRATIVA dal numero dell'inverno 2008

Ann Patchett
CORRI
Ponte alle Grazie, 2008
pp. 284, € 15,00
 
E’ sera tarda. Per strada, in una Boston sotto una fitta nevicata, Bernard Doyle, ex sindaco della città, sta discutendo animatamente con i due figli adottivi, Teddy e Tip, quando la sua vita e quella di tutta la sua famiglia viene improvvisamente sconvolta… Al lettore scoprire il proseguo di una storia che, come un giallo, tiene il fiato sospeso con l’incalzante ritmo degli eventi, ma che, alla fine, avvince più con la sua luce interiore. Storia intensa, la cui trama va tessendosi a poco a poco: entrano nuovi personaggi, si sviluppano avvenimenti, si generano relazioni, si svelano segreti del passato.
Intensi sono i temi del romanzo: i rapporti tra padre e figli, sempre filtrati dalle aspettative genitoriali che suscitano frustrazione e senso di inadeguatezza da entrambe le parti; il ricordo di una madre rimpianta per la sua morte prematura; la rabbia e la tenerezza per una madre mai conosciuta; l’amicizia; il rapporto con Dio… ma soprattutto il valore della famiglia il cui collante, più che i legami di sangue, è l’amore.
Un libro natalizio non tanto per l’ambientazione, quanto per i contenuti. Nel “corri” finale di una protagonista è raffigurata la vita dell’uomo: una corsa serena, felice, vincente, quando sai che c’è qualcuno che ti ama (ci verrebbe da aggiungere: magari nato 2000 anni fa) e che ti sta guardando. Allora scompare ogni fatica e rimane solo la gioia.
Silvia Renieri
 
Dal numero dell'autunno

Dal numero dell'autunno

Michael D. O’ Brien

IL LIBRAIO

San Paolo, 2008

pp. 490, € 14,50
 

Nel 1943 un giovane ebreo dall’intelligenza non comune fugge dal ghetto di Varsavia e si rifugia per caso nella libreria di Pawel Tarnowskij; questi lo tiene nascosto per mesi e infine…

E’ un libro ricchissimo, quasi ridondante, di temi e di spunti. Nei lunghi dialoghi tra il ragazzo e il libraio ci sono la sapienza cristiana e la sapienza ebraica a confronto; si riflette sull’amore, sul tempo, sulla sofferenza e sul perdono; sottesa si trova una costante riflessione sull’arte figurativa – non a caso l’autore è rinomato anche come pittore d’arte sacra. Su tutti spicca però il tema del “padre”: l’assenza forzata del genitore ha segnato l’infanzia di Pawel che, lacerato anche dal ricordo oscuro di un abuso da parte dello zio, si ritrova con il cuore indurito e l’anima rattrappita dalla paura, come incapace di vivere e di amare. La lotta per uscire dal terrore e dall’umiliazione durerà tutta la vita e troverà il suo significato nel sacrificio ultimo per l’amico ebreo, in un’inaspettata e salvifica paternità spirituale.

Oltre la densità talvolta impervia ma affascinante del discorso filosofico, il libro avvince con la finezza della psicologia del personaggio e con quel senso di provvidenzialità che lega, in modo fantasioso ma non irrealistico, la povera storia di Pawel alla storia di tutta l’umanità.

Vera Albè

ambientato a Palermo

ambientato a Palermo

 

Alessandra Lavagnino
I DANEU
Una famiglia di antiquari
Sellerio, 2007
pp. 242, € 10,00
                  
Pionieri dell’antiquariato a Palermo alla fine dell’Ottocento (hanno introdotto l’arte paesana, come i dipinti dei carretti siciliani), i Daneu, slavi provenienti da Trieste, oltre alla meritata ascesa per la serietà, l’onestà, l’assoluta sicurezza dell’autenticità dei pezzi, assurgono ora agli onori della storia. Alessandra Lavagnino ne ricostruisce le vicende familiari fino al secondo dopoguerra in base alla raccolta di documenti operata da una loro figlia. Vincenzo Daneu, padre e buon educatore di una famiglia numerosa, che nella vita si è fatto “molto amare, temere, ma mai disprezzare”, ha determinato, con le sue spiccate capacità, il successo di un lavoro cui hanno contribuito tutti i familiari; il figlio Antonio ha impresso poi una nuova orma elevandolo da commercio a cultura.
Interessante la Palermo che emerge come città dagli aspetti contrastanti: dalla vivacità ed eccitabilità dei popolani all’austerità e dignità delle persone di cultura; dalla trascuratezza al lusso; dalla correttezza alla malizia che trionfa nel vanto anziché sprofondare nella vergogna; la diffidenza e chiusura agli altri da parte della cerchia di parenti e amici, e infine un certo “spirito malvagio” che tende ad ostacolare l’intraprendenza. Purtroppo gli aspetti deteriori, duri a morire, offuscano - aggiungiamo noi - l’immagine di quell’autentica e sana Palermo che ha sempre vissuto di valori quali la fede, la famiglia, il lavoro.
 

            Maria Elena Mignosi

ambientato a Milano

ambientato a Milano

Alberto Vigevani
ALL’OMBRA DI MIO PADRE
Sellerio, 2008
pp. 180, € 10.00
 
 
Ci piace abbandonarci alla lettura di Vigevani perché, rievocando episodi dell’infanzia, l’autore ritrova, nella Milano di prima della guerra, volti, oggetti, ambienti che escono dalla sua abile penna e ci vengono incontro; e noi, da lettori, diventiamo personaggi della storia. Insieme a lui, bambino, anche noi saliamo sull’auto in corsa, come fosse la prima volta, e “le case ci saltano incontro per rovesciarsi di colpo all’indietro tramortite” e, come in un’animazione di Gardaland “i tram si fanno da parte, sembrano retrocedere silenziosamente, risucchiati dai binari”.
Per gli amanti di Milano, allargherà il cuore ripercorrere insieme al protagonista via Monforte, via Cerva e lo slargo del Verziere, o allungarsi sino alla galleria De Cristoforis o a piazza Cordusio, alle vetrine di Corso Vittorio Emanuele e respirarne i profumi, scoprirne particolari cancellati o sbiaditi dal tempo, incontrare tracce di mestieri e stili di vita ormai perduti che dipingono una città ancora vicina alla contigua campagna e tanto diversa dall’attuale metropoli.
Discreta eppure tangibile, come la mano che guida il protagonista, la figura del padre - rappresentante della borghesia milanese ebrea, costretta poi all’esilio in Svizzera – la cui presenza è il filo conduttore di tutto il romanzo. Un libro che può solo piacere.
Silvia Renieri
riscopriamo un libro bellissimo

riscopriamo un libro bellissimo

Ruben Gallego
BIANCO SU NERO
Adelphi, 2005 (nuova edizione 2008)
pp. 188, € 14,00
 
Un’incredibile autobiografia scritta con due dita. Solo queste può, infatti, muovere Ruben Gallego, nato nel ’68 a Mosca, quando il nonno Ignacio, segretario del partito comunista spagnolo in esilio, ha problemi più importanti da risolvere che la sorte di un nipote non voluto e handicappato. Così Ruben viene sottratto alla madre, che lo crede morto, e trascorre l’infanzia tra orfanotrofi, ospedali e ospizi.
Nella prefazione afferma: “Questo libro narra della mia infanzia. Atroce, terribile, ma che infanzia resta. Per continuare ad amare il mondo, per crescere e diventare adulto, a un bambino serve davvero poco: un pezzo di lardo, un panino con il salame, una manciata di datteri, il cielo azzurro, un paio di libri e una parola affettuosa. Basta questo. Basta e avanza”. E’ il messaggio più forte di queste pagine, che descrivono il suo personale calvario con un linguaggio limpido, preciso e quasi telegrafico.
Medici e responsabili dell’orfanotrofio si chiedevano: “Dici che è intelligente? Ma se non può neanche camminare!”.
La disabilità motoria ha fatto di lui invece un eroe, perché, come lucidamente spiega nella prima pagina, “se non hai le braccia o le gambe, o sei un eroe o sei morto”. E soprattutto, ironicamente, “se hai anche pensato bene di restare solo al mondo, è fatta. Sei condannato a essere un eroe sino alla fine dei tuoi giorni”.
La vita nel sistema sanitario sovietico è per un disabile qualcosa di molto simile a un gulag. “Essere un ritardato non è poi così difficile. Lo sguardo della gente ti scivola accanto senza notarti. Non sei un uomo, sei il nulla. Capita, però, che per bontà innata o per dovere professionale, l’interlocutore noti che dentro sei come tutti gli altri. E in un attimo l’indifferenza cede il posto all’ammirazione,  l’ammirazione a un’angoscia sorda per la realtà delle cose”. La realtà, infatti, era che, finita la scuola, tutti i ragazzi disabili, indipendentemente dai loro interessi o dalle predisposizioni, venivano portati in ospizi e manicomi, dove, tra un’immane burocrazia e senza assistenza, non sopravvivevano a lungo.
Il giovane Ruben, con una ferrea volontà e la concomitante caduta dell’Unione Sovietica, riesce non solo a sopravvivere ma a studiare in America, a sposarsi, ad avere due figlie e ritrovare la madre.
Con questo esordio letterario (con il quale ha vinto nel 2003 il Booker Prize, massimo riconoscimento russo) porta una fortissima testimonianza. Perché “essere uomini è difficile, difficilissimo, ma è assolutamente possibile”.
Martino Ghielmi