PERCHE' SI CHIAMA COSI'
Nasceva quattro anni fa, 11 dopo la rivista e 13 dopo l'associazione non Profit Il Segnalibro, il sito del Book Counselling Service. Lo abbiamo chiamato "megliounlibro".
Perchè? Megliounlibro che perdere tempo con altre fonti, megliounlibro perchè è un amico che non tradisce e... perchè il dominio ci ricorda che andiamo a caccia dei libri Migliori. Dove vuole arrivare il sito? A farci conoscere meglio dai soci, che in questi anni non sempre sono riusciti a tener dietro alle iniziative attivate. E a farci conoscere dai tanti appassionati del pianeta libro che navigano sul web alla ricerca di qualità. Non vediamo l'ora che ci conoscano e... collaborino! Perchè l'altro obbiettivo è quello di interagire, scambiarsi idee sul bello che esce dai libri.
Che cosa troverete? Un assaggio dei titoli-perla dalla rivista, un po' di counselling e tante news dal mondo di carta che amiamo. Perchè anche voi, orientandovi, lo amiate di più.
Per la GIORNATA DELLA MEMORIA 2012 il segnalibro ha compilato un elenco di libri selezionati, per adulti e ragazzi, nonchè per ciclo scolastico. Un tema delicato e importante, da trattare con i nostri figli e alunni.
IN VIAGGIO TRA I LIBRI: una mostra a Novara dal 1 marzo al 1 maggio nella Biblioteca del Liceo classico statale CarloAlberto. I libri di viaggio, da ieri all'oggi. Guarda la p. Incontri e vai. E' una perla.
educational
che bello sapersi accontentare...
Sara Marconi - Francesco Mele
SOBRIETÀ FELICE
Otto incontri e una rivoluzione possibile
La Meridiana, 2011
pp. 74, € 13.00
“Essendo le nostre giornate piene di cose da fare, i nostri armadi pieni di vestiti, i nostri frigoriferi pieni di cibo, le nostre orecchie e i nostri occhi pieni di stimoli, quando veniamo messi in situazioni in cui incontriamo il vuoto, spesso veniamo presi dal panico. Eppure quel vuoto è lo spazio nel quale possono entrare altre cose: pensieri e idee, persone e possibilità”. Sobrietà è fare un po’ di silenzio dentro di noi, togliere il superfluo per lasciare che gli eventi quotidiani e le persone acquistino dimensioni e significato.
Essere sobri vuol dire emergere dal mare magnum di cose e parole in cui siamo immersi per respirare e godere ciò che abbiamo, riuscendo a capire che la felicità non consiste nel fare o nell’avere il più possibile ma nel riuscire a entrare in noi trovando e gustando ciò che vale.
Quanto di più lontano dai musi lunghi e annoiati dei nostri bambini/adolescenti, ma anche di adulti che tutto hanno e di poco gioiscono. Perché sobrietà fa rima con felicità e gli autori di questo utile e brioso libro ne propongono la scoperta senza moralismi ma sotto forma di percorso ludico suddiviso in tre macrotappe: il limite, il desiderio e la sobrietà felice, a loro volta divise in altre, fino a costituire gli “8 incontri” del sottotitolo.
Adriana Amorese
la sfida dell'adolescenza
Ester Capucciati
UN VARCO NEL MURO
Ares, 2009
pp.148, €
Dalla Torre di Babele in qua, per capirsi è necessario imparare la lingua dell’altro. Il greco è la lingua della storia e della filosofia, il latino la lingua del diritto, il francese della diplomazia e l’inglese la lingua del futuro; ma esiste un’altra lingua, altrettanto necessaria eppure così poco conosciuta: l’adolescenziese. Come l’inglese si impara soprattutto a orecchio e per saperla bene bisogna studiarla in loco, ma come il latino non ammette improvvisazioni. La sua principale caratteristica è che non ha una grammatica con regole fisse e ognuno deve impararla a proprie spese; non esistono manuali, ma può essere di valido aiuto attingere all’esperienza altrui.
La prof. Ester, che insegna da anni religione, (la chiamiamo così, come i suoi alunni, sicuri di farla contenta) ci offre una possibile chiave del rebus permettendoci di dare un’occhiata a una parte rilevante del suo vissuto. Notiamo che non riferisce tanto le sue risposte, quanto gli interrogativi, le inquietudini, gli sfoghi a volte “sparati senza prima collegare la bocca al cervello”, ma certamente vi era collegato il cuore, che si apre solo in un clima di fiducia. Facciamo nostro il commento di S.: “Tutte quelle perle che ci illuminano durante le tue lezioni, sono fenomenali. Grazie Ester!”.
Miriam Zucco
Fiabe per superare il trauma
Carlo Scataglini
LE FORMICHE SONO PIU’ FORTI
DEL TERREMOTO
Erickson, 2009
pp. 164 , € 7,00
“Quando la Cosa è arrivata era una notte come tutte le altre. Avevo rimesso a posto i giocattoli nella mia cameretta ed ero andata a dormire nel mio lettino da formica. Poi, improvvisamente, la Cosa… Non riesco bene a ricordare i particolari, se non il sobbalzare violento della terra…”. Sì, perché quella Cosa è il terremoto che porta via i tuoi giocattoli, la tua casa, la tua scuola e tu sei una formichina piccola piccola di 6 anni e ti trovi a dover andare via. Quanta paura!
Siamo davvero piccoli come le formiche davanti all’impeto della terra che trema e toglie le piccole certezze della quotidianità: i libri della mamma formica, il grano tostato della colazione del papà, i biscotti di semi tritati della nonna… Solo stringendosi le une alle altre, le formiche riescono, pian piano, a ricostruire Formicopoli e le loro esistenze. Grazie all’amicizia potranno iniziare a superare il trauma, raccontandosi le paure, ma anche i loro desideri e le speranze e potranno riassaporare la gioia di cucinare di nuovo insieme una buona, profumata e golosa pizza! Un libro che tocca una tematica quanto mai attuale fornendo un ottimo aiuto per dare ai bambini l’occasione di rielaborare il trauma oppure di mettersi nei panni di chi lo ha subito.
Adriana Amorese
metodo di studio
Eugenio Daffi
MISSIONE COMPITI
Erickson, 2009
pp. 184, € 12,00
Un incubo, una risorsa, un’opportunità: i genitori hanno una loro opinione sui compiti a casa…
Di fatto sarebbe bello – come scrive Daffi in questo accessibilissimo saggio – mettere a fuoco una volta per tutte quale dovrebbe essere il significato del fare e dell’assegnare i compiti: la crescita della persona.
Così i docenti sarebbero più equilibrati nell’assegnarli, i ragazzi più sereni nello svolgerli, e i genitori capirebbero… che non devono farli loro! Né dovrebbero trasformarli in un momento ansiogeno o conflittuale per tutta la famiglia. Allora il ruolo del genitore davanti al figlio che svolge i compiti qual è? mantenere una vicinanza silenziosa e interessata per sostenere le motivazioni allo studio.
E anche ai docenti si può dire qualcosa se il rapporto OCSE più recente rileva che l’Italia è il Paese in cui ai bambini delle primarie si assegnano più compiti a casa e per le vacanze. I prof si potrebbero chiedere: “Sono anch’io uno di quelli che ne assegna troppi? Perché li assegno e che cosa cerco di ottenere?”.
Una riflessione corale a scopo educativo su questo argomento “scottante” urge realmente per tutte le componenti, per non rovinare il clima familiare da una parte e per arrivare allo scopo: la formazione culturale e umana completa, della persona.
Laura Prinetti
rapporti in famiglia
Alain Braconnier
PADRI E FIGLIE
Raffaello Cortina, 2008
pp. 182, € 18,50
“In più di vent’anni ho incontrato un gran numero di ragazze e di donne per le quali la domanda essenziale della loro esistenza riguardava il rapporto che avevano col padre”.
“Al contrario di quanto comunemente si pensi, la vita di una ragazza è determinata sia dalla madre sia dal padre e a volte, addirittura, più da quest’ultimo. In genere una figlia che si sente a proprio agio ed è indipendente prova amore e rispetto per suo padre, ma, se si sente indipendente e a proprio agio, è anche perché ha ricevuto dal padre quest’amore e questo rispetto…”.
È questa la convinzione che il lettore radicherà leggendo il libro, scritto da uno psichiatra francese e basato sull’analisi di casi di sue pazienti, e che copre un importante vuoto bibliografico in materia.
Partendo da un quadro riassuntivo sullo stato di fatto (ciò che le figlie raccontano del loro padre e come le figlie lo amano), Braconnier prosegue affrontando le tappe di “una storia d’amore lungo il tempo”: chi sognano le bambine, l’amore edipico, che cosa si attende un’adolescente dal padre, le donne e il loro padre. “Una bambina vede suo padre con gli occhi dell’amore e questa immagine è un’immagine forte, che rimarrà presente in lei per tutta la sua vita, qualsiasi delusione o qualsiasi dramma venga poi a segnare con la sua impronta la sua prima storia d’amore”. “Una figlia ha bisogno di leggere ammirazione e fierezza nello sguardo di suo padre, ha bisogno di trovare una conferma gioiosa della sua femminilità”.
E tuttavia “una figlia deve saper ‘uccidere suo padre’ simbolicamente, cioè distaccarsi da lui per realizzare se stessa e trovare l’uomo della sua vita”. “Molte donne cercano nella vita un uomo che le ami per quello che sono, che non le sminuisca, che non faccia loro la lezione, in maniera più o meno esplicita, che non le disprezzi e che non le faccia passare per incapaci nella società”.
L’autore affronta le difficoltà del dialogo tra padri e figlie. “Ogni figlia ha i suoi segreti, ogni padre i suoi misteri”. E tuttavia“…non dovrebbero essere neppure degli estranei l’uno per l’altra”. Allora “perché padre e figlia vogliono così spesso saperne di più l’uno dell’altra, perché rimpiangono di non poter stabilire un legame più profondo di quello esistente tra loro?”. Un punto importante “riguarda la difficoltà tutta maschile ad ascoltare le emozioni degli altri. Le figlie avvertono questo problema col padre, le donne con gli uomini in generale”. Ma “il vero ostacolo al dialogo tra una figlia e suo padre è il fatto che entrambi proiettano sull’altro i propri sentimenti o pensieri senza darsi da fare per verificarne l’autenticità”. E quando questo dialogo non c’è, “nella memoria di queste figlie divenute donne, il silenzio del proprio padre resta un silenzio assordante, e questo è un nodo importante: una bambina o un’adolescente ha bisogno di parlare al proprio padre, non per rivelargli i suoi segreti, ma per meglio conoscerlo”.
Il libro termina con la prospettiva di una strada per “capirsi meglio, conoscersi meglio, comunicare meglio”. Infatti “capire il proprio padre significa capire gli uomini, e viceversa”.
Giancarlo Cusimano
amare l'ambiente
Andrea Masullo
LA TERRA E’ CASA TUA
Ancora, 2009
pp. 128, € 12,00
Come trattiamo la Terra? Recuperare il desiderio di rispettare i delicati equilibri della natura coincide con il tentativo di aiutare l’uomo a vivere meglio. Da dove si inizia? Dai gesti quotidiani, dagli stili di vita, dal nostro modo di produrre, consumare, essere. “Solo adottando uno stile sobrio, accompagnato da un serio impegno per un’equa distribuzione delle risorse, sarà possibile instaurare un ordine giusto e sostenibile”. In quest’ottica, alcuni consigli: quali vernici adoperare per le stanze, come mantenere di più gli elettrodomestici, che senso ha la raccolta differenziata, perché risparmiare energia. Le conclusioni, poi, ci trovano in sintonia: “Occorre che ciascuno interrompa la pericolosa illusione di un consumismo perenne, riappropriandosi della facoltà di scegliere, in ogni istante della propria vita in cui subisce spesso inconsapevolmente l’imposizione del mercato, che gli dice cosa desiderare e cosa comprare”. Ormai la produzione non è più al servizio del benessere: il mercato stesso modella il concetto di benessere per adattarlo agli scopi della produzione. “Noi siamo responsabili di ciò che accade nella casa che ci è stata affidata: il pianeta. Se usiamo intelligenza e libertà di pensiero per fare le cose giuste, ciascuno di noi può diventare il motore di quel cambiamento necessario...”.
Laura Prinetti
Gioco e studio, in comune le motivazioni...
Nancy Wilson Hall
365 IDEE INTELLIGENTI
per divertirti con il tuo bambino
0-3 anni
De Agostini, 2007
pp. 200, € 12.90
Lo sapevate che entro i primi 8 anni di vita il cervello di un essere umano raggiunge ben l’80% del suo sviluppo totale? E che gran parte di questo sviluppo avviene entro i primi 3 anni del bambino?
Gli esperti hanno definito questo come il “periodo d’oro” per mettere le basi dell’apprendimento. Ciò che ha dell’incredibile è che in quel momento il bambino “impara tutto mediante il gioco”, ed è questa la proposta del presente manuale: una serie di giochi che stimolano l’immaginazione, la curiosità, la memoria, il pensiero logico, la concentrazione, l’apprendimento. Molti di questi giochi, ad essere coraggiosi, si possono mettere in pratica anche prima dell’anno di vita, ma bisogna essere costanti e soprattutto sapersi divertire insieme al piccolo. Il papà, la mamma oppure i nonni.
Ayleen Pineda
Mel Levine
I BAMBINI NON SONO PIGRI
Come stimolare la voglia di studiare
Mondadori, 2006
pp. 302, € 9,40
L’idea centrale di questo saggio parte dalla constatazione che molte difficoltà di apprendimento di quei bambini che vengono, da genitori o insegnanti, semplicisticamente etichettati come “pigri”, possono essere in realtà conseguenza di precise incapacità (ad esempio l’impulsività, la difficoltà di memoria, problemi di organizzazione, una disfunzione motoria) che richiedono un’attenta individuazione. Mel Levin dirige il Clinical Centre for the Study of Development and Learning dell’Università del North Carolina e da più di 20 anni si dedica allo studio di quella che definisce “insufficienza prestazionale”: un’incapacità ad agire adeguatamente nell’ambito dello studio o del lavoro da parte di soggetti normalmente in grado di elaborare e assorbire le informazioni.
Attraverso il racconto di alcuni casi emblematici con cui ha dovuto confrontarsi nella sua pratica clinica, Levin illustra le interpretazioni dei problemi e le diverse modalità di intervento da lui proposte. Nel considerare le difficoltà di un soggetto ci sottolinea come sia fondamentale essere consapevoli delle componenti della richiesta che viene fatta (nei confronti di uno dei suoi pazienti per es. vengono elencate nel dettaglio le diverse abilità che riguardano la scrittura), mentre nell’elaborazione delle strategie di intervento egli parte dalla convinzione di voler enfatizzare i punti di forza e minimizzare i punti deboli della persona, individuando i fattori interni ed esterni che possono facilitare l’apprendimento e la realizzazione di un compito.
La ricchezza degli esempi nell’inquadrare i problemi e le loro soluzioni (a volte correlate da chiare griglie di osservazione ed elenchi di competenze e abilità specifiche) è di grande stimolo sia per i genitori, che sicuramente si ritroveranno in molte situazioni, sia per gli insegnanti, che potranno avere strumenti scientifici e riferimenti per una miglior comprensione delle difficoltà degli allievi e potrebbero richiedere di essere poi aiutati, eventualmente con l’intervento di uno specialista psicologo.
Lo scopo del lavoro è quindi di mostrare che è possibile mettere i bambini in condizione di “fare meglio”, riconoscendo le loro difficoltà e le strategie per compensarle, favorendo la realizzazione di un positivo senso di competenza, evitando una crescente e a volte devastante demotivazione.